"Tanto a tanti!" Così felice sussurrò il Gabbiano al pulcino che stava nel nido. Parafrando San Paolo e il suo "Tutto a tutti"...dopotutto il Gabbiano era conscio che lui era solo un gabbiano...aveva un notevole rispetto per le "dimensioni"...
"Non ti vorrai precludere la meravigliosa opportunità di conoscere altri gabbianelli come te, decidere di frequentarli o meno, anche quando sono lontani basta semplicemente sintonizzarsi con il cuore e gridare e cercare...qualcuno risponderà...apri il tuo cuore e la mente a tanti altri tuoi simili e dissimili, gabbianello mio, vai avanti, osa. Prendi da ognuno ciò che ti può dare e dai ad ognuno ciò che più puoi dare. fosse solo un sorriso, sarà già moltissimo". Il papà era un gabbiano di una certa autorevolezza. Non era il capo del clan, ma tuttavia era uccello stimato e apprezzato da tutti. Non più giovane -o almeno i ciuffetti bianchi sotto il becco e il piumaggio non più candido splendente, ma leggermente ingrigito, così lasciavano intendere- ma sapeva parlare dritto al cuore dei suoi pulcini. Non era affatto compassionevole, non compiageva molto gli altri, ma sapeva piangere...anche assieme ai suoi pulcini se necessario. Un gabbiano di una certa tempra, quella tempra che sembra forse di altri tempi. E sapeva un mondo di cose. Eccellente volatore -sembrava un parapendista, durante i suoi voli in picchiata- eccellente conoscitore dell'animo dei gabbiani, non bellissimo -era pur sempre un gabbiano, no?- gli piaceva volare sulle coste europee...perché gli americani erano "fessi", diceva. Si trovavano ad essere i padroni del mondo -gli americani, intendo- solo perché i gabbiani europei erano più fessi. E secondo me aveva ragione.
Io -ahimè- lo osservavo sporadicamente. Una volta a settimana, poi sempre più di rado...i miei impegni non mi consentivano una visita più frequente. E ringrazio ancora quel DIo che mi ha dato la possibilità di intendere il linguaggio dei gabbiani. Infatti, ogni volta che il Gabbiana parlava ad un suo pulcino, ed io ero lì a ascoltare, era per me una grande occasione per imparare, quasi volare sopra i pensieri e i luoghi comuni.
Il pulcino però sembrava non capire il discorso iniziato prima dal padre. "Ma papà, mi vuoi dire che devo sfruttare i miei amici gabbiani? E io ho paura che gli altri sfruttino me...è corretto papà?"
"NO. La vita è fatta di occasioni, coincidenze prese, altre mancate. Incontri. PErcorsi. Sta a te scegliere se affrontarli in solitudine, se sei capace. O in compagnia. Anche per brevissimi tratti, in caso. In compagnia di qualcuno con cui condividiamo anche solo un interese. Sappi figliolo, fatti consigliare da uno che ha fatto tanti viaggi, in compagnia di tante persone differenti. Non avere timore. Non sfrutti nessuno. E nessuno sfrutterà te. Quella è solo la naturale paura che viene a chi punta tutto su una sola altra persona. E non sarà il tuo caso. Se sarai coraggioso e scommetterai su te e sugli altri."
"Ma papà, sono goffo io!" esclamò il pulcino. E i lpapà prontamente rispose: "Non è che lo sei per farti consolare? Figlio mio, mostrati nella maniera più schietta e sincera agli altri. Altri che ti vorranno bene e ti ameranno per come sei, anche se sie realmente goffo. Ma se goffo non sei, o lo sei meno di quanto dici, avrai ancora in più tanti amici attorno a te. Prova. Domani sono sicuro che sarai meno goffo".
Il sermone era finito.
Al gabbianello non restò che versare un lacrima, guardare al padre, accennare ad un sorriso, sussurare un "Ti voglio bene, papà". E riprese a volare.